Storia di una principessa che smarrì un anello e trovò una miniera di sale

E’ facile in Polonia imbattersi in storie antiche, spesso legate alla tradizione dei monarchi, che fanno risalire a eventi magici e lontani nel tempo lo status quo attuale. E non poteva certo mancare una leggenda a narrare l’origine delle miniere di sale di Wieliczka.
Si racconta che molto tempo fa Kinga (anche conosciuta come Cunegonda), figlia di re Bèla IV d’Ungheria, fu promessa in sposa a Boleslao V, futuro re di Polonia. La ragazza chiese al padre di farle dono di una miniera di sale da portare in dote al marito e ai polacchi. Il sale era ai tempi preziosissimo e costituiva una fonte di impareggiabile ricchezza. Era spesso al centro di lotte violente per il monopolio del suo commercio. Kinga sapeva che la Polonia scarseggiava di sale. Re Bèla donò alla figlia una miniera in Ungheria. Kinga, seguendo un’ispirazione divina, gettò l’anello di fidanzamento nel pozzo di questa miniera.
Con la corte al seguito, lasciò il padre e si diresse verso la Polonia. Quando il corteo sopraggiunse nei pressi di Cracovia, seguendo ancora una volta un’intuizione divina, diede ordine di scavare un pozzo. La carovana si trovava a Wieliczka. Gli scavi permisero di scoprire un giacimento enorme di salgemma. Si narra che nel primo blocco di sale portato in superficie fosse incastonato l’anello di Kinga.
Da allora la principessa è patrona dei minatori. La storia, quella ufficiale, attesta che 14 milioni di anni fa a Cracovia ci fosse il mare. Ma questa versione potete trovarla su qualunque buon libro di storia.

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Qualche informazione utile: Wieliczka  si trova a circa 14 km a sud-est di Cracovia ed è facilmente raggiungibile con bus pubblici o con il treno. Se preferite potete prenotare una gita organizzata attraverso hotel, ostelli, agenzie o recandovi presso l’ufficio turistico di Cracovia. Per ragioni di sicurezza, non è possibile visitare le miniere da soli. Dovrete per forza prendere parte a un tour (ve ne sono un paio al giorno anche in italiano) della durata di tre ore circa.
Le miniere di sale di Wieliczka sono un labirinto di cunicoli che si estendono per oltre 300 km, distribuiti su 9 livelli, il più profondo dei quali si trova a 327 metri sotto terra. Durante il tour si percorreranno circa 3,5 km pari all’1% della lunghezza totale delle gallerie. Una parte della miniera è formata da 22 camere collegate tra loro da cunicoli ad una profondità compresa tra i 64 e i 135 metri. La miniera è ben nota anche per il suo microclima, prezioso per la cura di malattie respiratorie. A 135 metri è stato allestito un sanatorio dove i pazienti possono pernottare in loco.
Scavate nel sale si trovano cappelle, pale d’altare, immagini sacre. Alcune delle stanze ospitano statue di personaggi illustri (Copernico, Goethe, Casimiro il Grande, papa Giovanni Paolo II). Quaggiù vi imbatterete anche in laghi sotterranei. Da non perdere la meravigliosa Cappella di Santa Cunegonda, una chiesa di 54 per 18 metri di lato e 12 metri di altezza. Qui ogni addobbo è stato ricavato da blocchi di sale, anche i cristalli dei lampadari, i bassorilievi alle pareti e l’altare. Questo tempio venne realizzato nell’arco di 30 anni e vide necessaria la rimozione di 20 mila tonnellate di sale. Vale la pena recarsi presso il lago salato della Camera Erazm Baracz; le acque del lago contengono 320 grammi di sale per litro d’acqua.
Questa miniera, tra le più antiche del mondo, fu in attività dal XIII secolo al 1996 e fu dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1978.
La vita in miniera era dura e pericolosa. Durante la visita si può assistere a una ricostruzione delle condizioni di vita dei minatori.
Santa Kinga di Polonia è realmente esistita. Nacque nel 1224 e morì nel 1292. Fu beatificata nel 1690 e canonizzata nel 1999. Sposò Boleslao V e divenne regina quando il marito ascese al trono di Polonia. Nonostante il matrimonio, fece voto di castità. Si spese in opere caritatevoli a favore dei poveri e dei lebbrosi. Quando il marito morì, rinunciò al titolo di regina e si ritirò a vita privata nel monastero delle Clarisse di Sandeck. Trascorse il resto dei suoi giorni in preghiera contemplativa.
Sito Internet: trovate tutte le informazioni utili su visite, biglietti, orari di apertura, collegamenti, struttura termale sul sito internet delle miniere (esiste anche una pagina in lingua italiana): https://www.minieradisalewieliczka.it/

(Ph. Emiliano Allocco https://www.flickr.com/photos/47665124@N07/)

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Il “gentile” Tadeusz Pankiewicz: storia di un giusto e della sua Farmacia sotto l’Aquila

Probabilmente molti di noi conoscono la storia di Oskar Schindler, resa celebre dal film Schindler’s List di Stephen Spielberg (1993) e vincitore di due premi Oscar. Meno conosciuta ma altrettanto degna di essere raccontata e tramandata è la storia del “gentile” Tadeusz Pankiewicz e della sua Farmacia sotto l’Aquila (Apoteka Pod Orlem).
Sul lato meridionale di Plac Bohaterów Getta a Cracovia sorge questa farmacia, oggi non più in servizio e trasformata in un piccolo e delizioso museo. Gli interni sono stati squisitamente restaurati e la farmacia conserva l’aspetto che aveva durante gli anni della seconda guerra mondiale. Qui lavoravano il cattolico polacco Tadeusz Pankiewicz e le sue tre collaboratrici: Irene Drozdikowska, Helena Krywaniuk e Aurelia Danek-Czortowa.
Era il 3 marzo 1941 quando a Cracovia venne ufficialmente creato un ghetto per gli ebrei, completamente isolato da alte mura di cinta. In quel periodo nell’area scelta operavano 4 farmacie di proprietà di non ebrei. Tadeusz si rifiutò di trasferire la sua attività nella parte ariana della città. Riuscì a convincere le autorità del Terzo Reich  a rilasciargli un permesso per continuare ad operare e a soggiornare nel ghetto. Ottenne inoltre la concessione di un lascia-passare per entrare e uscire dall’area.
Durante gli anni bui e terribili della guerra, insieme ad Helena Irene e Aurelia, molto si spese per salvare vite umane: sopperì alla penuria di farmici nel ghetto, curò gli ammalati, diede rifugio ad amici e sconosciuti, creò una botola segreta atta alla conservazione della torah e di altri oggetti sacri, si procurò tinture per capelli per aiutare coloro che dovevano mascherare la propria identità e tranquillanti da somministrare ai bambini durante le frequenti incursioni della Gestapo, fece da ponte per messaggi e comunicazioni segrete tra il ghetto e l’esterno.
La situazione peggiorò ulteriormente nel 1942 quando i nazisti iniziarono a deportare sistematicamente gli ebrei nei campi di concentramento circostanti. Durante i sempre più frequenti rastrellamenti, i nazisti prelevarono anche Tadeusz, ma grazie all’intervento di un ufficiale riuscì a salvarsi. Nel 1943 il ghetto venne diviso in due aree, A e B, e le condizioni di vita degli ebrei peggiorarono ancora. La distribuzione di cibo e farmaci si fece sempre più ardua.
Nello stesso anno le autorità diedero mandato di chiudere la Farmacia sotto l’Aquila. Tadeusz ingaggiò una corsa contro il tempo e riuscì a procurarsi, con molta fatica e qualche dono sapientemente distribuito, i documenti necessari per continuare a tenere aperto il suo esercizio.
Nel marzo 1943 i nazisti operarono la liquidazione finale del ghetto: 8.000 ebrei vennero deportati e 2.000 ebrei, considerati inabili al lavoro, vennero trucidati in loco. Anche in questa occasione Tadeusz si prodigò per offrire riparo, per quanto poteva, a chi era braccato.
A guerra finita, fu uno dei testimoni dell’accusa al maxi-processo di Norimberga celebrato contro i criminali nazisti.
Nel 1983 il memoriale presso l’Istituto Yad Vashem gli conferì il riconoscimento di Giusto fra le Nazioni per il suo operato durante il secondo conflitto mondiale. Gli venne conferita la cittadinanza onoraria dello Stato di Israele. Nel viale degli eroi a Gerusalemme sono stati piantati 26.000 alberi in ricordi dei “gentili” (i non ebrei) che durante la Shoah di spesero per salvare e difendere gli ebrei. Tra questi svetta un albero di carrubo, resistente e perenne, ai cui piedi è affissa una targa con inciso il nome di Tadeusz Pankiewicz.

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Tadeusz raccolse le sue memorie in un libro, Il farmacista del ghetto di Cracovia, edito da UTET e tradotto in italiano. Lo leggerò.